L'uomo che denunciò i Casamonica scrive a Paese Sera
A distanza di pochi giorni dalla maxi operazione di Polizia e Carabinieri che ha portato all'arresto di 39 persone riconducibili alla famiglia Casamonica parla Mehdi Dehnavi, uno dei pochi che ha osato "sfidare" il clan. "Chiesi i soldi e mi pestarono", dice. Lui, marmista iraniano di 40 anni, aveva svolto alcuni lavori di pregio, presso una villa di via Borghesiana, per conto di Guido Casamonica (lontano cugino dei Casamonica arrestati sabato). Invece del compenso pattuito, sostiene, si ritrovò nel suo laboratorio di via Rocca Cencia, un giorno del febbraio 2010, col naso fracassato e tanto coraggio: quello di denunciare e non lasciarsi intimorire di MEHDI DEHNAVI
IL MAXIBLITZ A Romanina la Scampia della Capitale
IL SEQUESTRO Aggrediti i beni del clan
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"Come ti permetti di parlarmi così, io sono un Casamonica". E' così che dicono loro, quando vogliono qualcosa alle loro condizioni. Lo fanno per metterti paura, ma sono solo dei vigliacchi. Lo sono stati con me, per essermi rifiutato di consegnare dei lavori non pagati per la loro villa di via di Borghesiana. lo sono stati con tante altre persone che invece hanno avuto paura. In sei mi hanno picchiato dopo avermi inseguito su via Casilina per farmi ritirare la denuncia contro Guido Casamonica. Uno contro sei. Appunto, dei vigliacchi. Quando accendo la televisione vedo la pubblicità dello stato che dice di chiedere sempre lo scontrino. Una pubblicità immagino costata milioni di euro. Poi esco di casa e vedo le ville faraoniche dei Casamonica, ragazzetti che girano in Ferrari, le persone in fila per chiedere soldi o comprare la droga e mi domando: la finanza puoi chiederti lo scontrino fuori dal fornaio, e fa bene, ma a loro qualcuno ha mai chiesto lo scontrino della Ferrari?
Come è possibile costruire un impero sull'illegalità alla luce del sole, intere ville faraoniche completamente abusive sulle strade principali della città, senza che nessuno muova un dito? Tutti noi dobbiamo avere una risposta a questa domanda. E' un nostro diritto e un dovere delle istituzioni rispondere. Per questo, la mia speranza è che l'operazione di qualche giorno fa possa rappresentare un punto di svolta. Dello stato che agisce esclusivamente in nome della giustizia e della legalità.
Quando due anni fa decisi di sporgere denuncia contro Guido Casamonica, lo feci per un solo motivo. Ritenevo di aver subito un'ingiustizia. Avevo solo questo in testa mentre, insanguinato, mi recavo prima in questura e poi in caserma, di fronte agli agenti intimoriti che mi ripetevano: "Sei sicuro? Guarda che ti bruciano casa?". Anche ora fra finti amici, minacce subliminali e mille testimonianze di stima, "chi te lo ha fatto fare" è la domanda che mi sento rivolgere più frequentemente. Non lo so chi me lo ha fatto fare. Nessuno, io penso sempre che non avrei potuto fare altrimenti. D'altronde rompere il muro d'omertà è l'unico modo per costruire una città più civile a misura d'uomo, dove i nostri figli siano padroni del loro futuro e non prigionieri della paura. Dei Casamonica come di tante altre cose. Dopo la denuncia, io ho rifiutato il sistema di protezione offerto dai Carabinieri, che comunque mi sono sempre stati vicino. Perché questo avrebbe significato vivere di nascosto e in qualche modo sarebbe stata una resa alla loro prepotenza. Sono loro che devono nascondersi ed avere paura, non le persone oneste, che fanno semplicemente il loro dovere.


