In coma da quattro giorni legata mani e piedi
Ispettori della Procura all'Umberto I
Questa mattina gli ispettori della Procura andranno all'Umberto I per indagare sulla scioccande scoperta, fatta ieri, dai senatori Marino e Gramazio. Durante un blitz al Pronto Soccorso del Policlinico i senatori hanno trovato una donna di 59 anni in attesa di essere trasferita "da un momento all'altro". Il direttore: "Capita spesso". E il Ministro Balduzzi invia ispettori: "Non c'è giustificazione che tenga". Polverini: "Donna curata bene. I cittadini possono continuare afidarsi della sanità pubblica". Leoluca Orlando: "Polverini riveda l'organizzazione ospedaliera".
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Senza fine. Lo scandalo dei Pronto Soccorso della Capitale si arricchisce di un nuovo, inquietante tassello. Una signora di 59 anni, in coma dopo un trauma cranico, legata mani e piedi alla barella con delle lenzuola "per evitare il pericolo di caduta". Senza nutrizione da quattro giorni. E in attesa di essere ricoverata "da un minuto all'altro". E' la scoperta scioccante fatta stamattina dai senatori Marino (Pd) e Gramazio (Pdl) durante un "blitz" al Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I di Roma.
LE INDAGINI - La Procura svolgerà accertamenti sulla vicenda. Oggi gli inquirenti esamineranno in maniera approfondita il caso che molto probabilmente entrerà a far parte dell’inchiesta già aperta sui disservizi nei luoghi di primo ricorso degli ospedali capitolini. Proprio nell’ambito di questa inchiesta sono state svolte e, proseguiranno nei prossimi giorni, le acquisizioni di atti e documenti necessari per far luce sulla vicenda.
ISPETTORI DAL MINISTERO - Non c'è voluto tanto perché la notizia arrivasse all'orecchio del Ministro della Salute, Renato Balduzzi, che ha immediatamente disposto l’invio d’urgenza di una visita ispettiva presso il Policlinico Umberto I per raccogliere tutti gli elementi relativi alla vicenda. "Si tratta di una situazione che non è giustificabile in alcun modo" ha detto Balduzzi. "Fermo restando le valutazioni di competenza della Magistratura, non c’è nulla che possa giustificare una tale indegnità: né il sovraffollamento del Pronto Soccorso per inappropriatezza degli accessi, né le restrizioni di budget connesse con la necessità da parte delle Regioni in piano di rientro, né altre ragioni di emergenza".
L'OSPEDALE SI DIFENDE - "E' una cosa che capita spesso, del resto il problema della mancanza di posti per il ricovero non è una novità". Questo il commento, tutt'altro che tranquillizzante, del direttore del Dea (dipartimento di Emergenza e Accettazione) dell'Umberto I, Claudio Modini. Che tuttavia precisa: "In questi casi l'ammalato viene comunque assistito". Nello specifico, assicura Modini, la signora "è assistita al meglio dalle migliori professionalità medico-infermieristiche, 24 ore su 24. Certo, non dal punto di vista 'alberghiero': come comfort starebbe meglio se fosse ricoverata. Ma questo non dipende da noi del pronto soccorso".
"La paziente - specifica il policlinico in una nota - era seguita ambulatorialmente presso la Neurologia. Per un ulteriore decadimento delle sue condizioni è stata mandata al pronto soccorso, dove era in attesa di un posto letto". Qui, stando alle informazioni diffuse dall'ospedale, la signora è stata sottoposta a una terapia idrica. La decisione di legarla, mani e piedi, alla barella è stata presa per evitare il "pericolo di caduta". E, prosegue la nota, "i familiari della paziente erano sin dall’inizio informati della grave situazione e del trattamento assistenziale a cui veniva sottoposta la paziente".
LA POLITICA - “I cittadini del Lazio possono continuare a fidarsi della sanità pubblica e soprattutto di tutto il personale altamente qualificato, medico e non medico, impegnato quotidianamente a garantire il diritto alla salute delle persone. Questo è il mio impegno principale, insieme alla certezza che alla signora in cura presso il Policlinico Umberto I è garantita la massima assistenza”, ha dichiarato la presidente della Regione, Renata Polverini. “I tecnici della Regione – aggiunge - stanno esaminando il caso in ogni suo aspetto: al termine di questi accertamenti potremo esprimere un giudizio e adottare eventuali provvedimenti sul caso. Dalle prime notizie che abbiamo raccolto, sembra emergere che la paziente sia stata gestita correttamente essendo stata sottoposta a due Tac, una ecografia, tre trasfusioni e assistita nel corso della permanenza al pronto soccorso da un pool polispecialistico di 11 medici”.
“Nelle scelte relative al Piano di rientro, resta prioritaria l’attenzione per la tutela del diritto alla salute dei cittadini. E’ importante ribadirlo perché troppo spesso, per far quadrare i conti, si effettuano tagli in termini di personale e posti letto, che si ripercuotono pesantemente sul servizio offerto ai cittadini. Invitiamo pertanto il presidente della Regione Lazio Renata Polverini ad approfondire quanto denunciato e a rivedere, alla luce dei tanti disagi emersi, alcune scelte relative alla riorganizzazione ospedaliera collegata al piano di rientro”, ha dichiarato Leoluca Orlando, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali. “E’ importante, però, sottolineare che i disagi riscontrati nei nel Lazio non sono un'eccezione, ma sono un male ormai endemico che si riscontra, in generale, anche nelle altre Regioni sottoposte a Piano di Rientro: Campania, Calabria, Sicilia. Drammatiche, ad esempio, sono le condizioni del Pronto Soccorso del Cardarelli di Napoli, così come al Loreto Mare, dove pazienti parcheggiati in barella nei corridoi sono una costante e i dirigenti denunciano, da mesi, sovraccarico di lavoro e continua carenza di organico a fronte di un costante aumento degli accessi al Pronto Soccorso”, ha aggiunto Orlando. Le affermazioni di Polverini "lasciano sconcertati perché rendono evidente che la presidente della Regione o sconosce persino i diritti inviolabili dell’individuo riconosciuti dalla Carta Costituzionale, come quello alla dignità dell’individuo, o è assolutamente disinteressata al fatto che questi diritti vengano garantiti a quelli che ritiene essere non i propri cittadini bensì i propri sudditi", il commento del consigliere regionale Giuseppe Rossodivita, capogruppo Lista Bonino-Pannella, Federalisti Europei.
"Non si comprende proprio come possa essere definita corretta un’assistenza sanitaria come quella denunciata dai senatori Marino e Gramazio, a meno che non si abbia come parametro di riferimento del servizio quello normalmente offerto da un Pronto Soccorso da campo in uno scenario di guerra - continua - Certo è che la Presidente della Regione è totalmente inadeguata ad affrontare il ruolo di Commissario Straordinario posto che, quotidianamente, dimostra di non avere idea degli standard di servizio che, tramite la sua azione di governo, dovrebbe garantire alle persone ammalate. Una domanda alla Presidente: lei si sarebbe sentita correttamente assistita ed avrebbe accettato di stare 4 giorni e 4 notti, in coma, legata ad una barella nella piazzetta del Pronto Soccorso dell’Umberto I di Roma? O lei Presidente ritiene di essere “più uguale” delle altre persone?".
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“A tutela della sanità pubblica e della sua eccellenza – conclude Polverini - e nella massima trasparenza, per evitare strumentalizzazioni, comunicheremo tutte le informazioni in merito al caso”. Le rassicurazioni dell'ospedale non bastano però a disinnescare lo sdegno suscitato da questa brutta storia. Che, secondo il capogruppo di Sel in Consiglio regionale, Luigi Nieri, "testimonia che il caos regna sovrano nelle strutture ospedaliere del Lazio, con episodi al limite della disumanità". Una brutta gatta da pelare per Renata Polverini, chiamata ancora una volta in causa per la decisione di "procedere al taglio orizzontale dei posti letto" nonostante "le complessità e le difficoltà della sanità laziale". "La Presidente della Regione Lazio - invita Nieri - è ancora in tempo a chiedere la fine del commissariamento, avviare una totale revisione del piano di riordino della rete ospedaliera, avviare un confronto con il Governo per la stabilizzazione del personale precario e lo sblocco del turn over, intraprendere iniziative serie finalizzate al potenziamento della rete ospedaliera e a una seria riduzione degli sprechi".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Giulia Rodano, consigliere regionale dell'Idv e vicepresidente della commissione Sanità della Regione, che invita a rivedere "al più presto" i contenuti del piano di rientro regionale: “i tagli indiscriminati e il blocco delle assunzioni sono scelte sbagliate, che accrescono gli sprechi e le diseconomie invece di ridurle”.
"Altro che Olimpiadi a Roma!", commenta ironico il capodelegazione Idv al Parlamento europeo Niccoló Rinaldi: "occorre subito un tavolo straordinario per affrontare le quattro 'S', le deficienze strutturali della Capitale: speculazione, sicurezza, sanità e senzatetto. Solo cosí Roma potrá tornare all'altezza delle altre Capitali europee”.
Una cosa è certa: “il blitz bipartisan dei Senatori Gramazio e Marino al Policlinico Umberto I - fa notare il capogruppo Pd Esterino Montino - fa strame di tutti i sospetti di complotti, trame e tentativi di manipolazione che mi sono stati addossati dalla Polverini e dalla sua Giunta. Tutte chiacchiere e puerili tentativi di scaricarsi di ogni responsabilità. E soprattutto conferma che il giorno della nostra visita al Dea dell’ospedale universitario, venerdì scorso, era sta messa una toppa. Quel giorno il Pronto soccorso dell’Umberto I odorava, stranamente, di bucato: una messinscena. La realtà, come dimostra il caso della signora legata alla barella da quattro giorni, è peggiore di ogni umana immaginazione".
Si schiera a fianco della Polverini il deputato Pdl Francesco Giro, convinto che, se è vero che "a Roma, ma non solo a Roma, c'è una grave emergenza sull'organizzazione e il funzionamento dei pronto soccorso", "il problema non si risolve con la pratica dei blitz, sopratutto se poi questi blitz sono accompagnati dalla diffusione di notizie imprecise come nel caso della donna in attesa di ricovero all'umberto I. L'effetto rischia di essere soltanto quello del clamore mediatico, che non ha mai sortito soluzioni vere e concrete ma purtroppo sterili polemiche". La Polverini, aggiunge Giro, "ha già predisposto una serie di iniziative per fronteggiare questa emergenza anche attraverso una serie di ispezioni senza preavviso da parte della regione Lazio che in questo settore esercita delle sue precise prerogative.
Non solo. La presidente della Regione, riferisce il senatore Pdl Domenico Gramazio, ha anche dato disposizione ai direttori degli ospedali di "sospendere i ricoveri in elezione (quelli per gli interventi chirurgici programmati) per favorire il ricovero delle persone che affluiscono ai pronto soccorso. L'obiettivo, rimandando gli interventi in elezione meno urgenti, è liberare posti negli ospedali e 'svuotare' i pronto soccorso".
LE ASSOCIAZIONI - Parole di sdegno arrivano anche dal mondo delle associazioni. “Vanno individuate le responsabilità precise di chi ha consentito questo scempio", afferma Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti del malato, che punta il dito contro "le carenze organizzative e di posti letto". "La triste novità - aggiunge - è questa: che i Pronto soccorso sono diventati un reparto di degenza, a Roma più che mai. Chiediamo che la Regione convochi con urgenza un tavolo di confronto anche con le organizzazioni civiche e di tutela dei pazienti per valutare il da farsi e prendere decisioni immediate su una situazione ormai drammatica”.
“Non basta scaricare le responsabilità dell’accaduto sulla mancanza di posti letto" tuona il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. Che "di fronte a una violenza inaccettabile e a una chiara lesione della dignità umana", invita "i parenti della donna in coma a chiedere i danni ai responsabili di tutto ciò: ospedale, Regione Lazio e Servizio Sanitario Nazionale".
Ancora più dura la reazione di Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici, che chiede a gran voce l'immediata apertura di un'indagine e annuncia un esposto alla Procura della Repubblica di Roma: "il comportamento dei medici in questa circostanza, l’incuria nel lasciare per ben quattro giorni un paziente, senza cure appropriate e di alimentarlo solo con soluzione fisiologica lede non solo quelli che sono i diritti del malato ma la dignità della persona. Se i fatti dovessero essere confermati chiediamo la rimozione dei responsabili dai loro incarichi”.


