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I comitati dell'acqua pubblica da Acea
"Contro le privatizzazioni dei servizi"

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Questa mattina due ragazzi vestiti da Robin Hood e un’altra trentina di attivisti si sono presentati nella sede dell’azienda. Chiedono ad Acea di restituire ai cittadini i 200mila euroche la scorsa primavera i vertici aziendali avrebbero elargito ad uno dei comitati referendari per il ‘No’. Poi in Provincia: "Dopo la nuova manifestazione per l’acqua pubblica che stiamo organizzando per il 26 novembre inizieremo una grande campagna di ‘obbedienza civile alla volontà popolare’, iniziando ad autoridurci la bolletta idrica del 7%" DI ALESSANDRO TESTA

“Sono passati cinque mesi dai referendum e le aziende continuano ancora a far pagare il 7% di guadagno garantito in bolletta ai cittadini, nonostante la chiarissima volontà popolare”. Per questo motivo questa mattina due ragazzi vestiti da Robin Hood e un’altra trentina di attivisti del Coordinamento romano acqua pubblica e del Forum italiano movimenti per l’acqua si sono presentati nella sede dell’Acea, a Piramide, chiedendo ed ottenendo di poter manifestare pacificamente per qualche minuto nella grande sala adibita al pagamento delle bollette. In mano avevano un grande assegno da 200mila euro, pari alla somma che secondo quanto denunciato nei giorni scorsi dal Pd romano la scorsa primavera i vertici aziendali avrebbero elargito ad uno dei comitati referendari per il ‘No’, e di cui oggi i due Robin Hood hanno chiesto la restituzione alle famiglie romane, insieme a quanto illegittimamente pagato in più a partire dal giorno successivo al referendum. Dopo avere letto un loro messaggio di protesta e lasciato qualche volantino, gli attivisti stavano per uscire quando si sono accorti che nel frattempo gli operatori, forse di propria iniziativa, avevano chiuso tutti gli sportelli, suscitando le ire dei clienti in attesa, che hanno iniziato a protestare a gran voce, in gran parte proprio contro i manifestanti. Questi allora sono tornati indietro per spiegare nuovamente le loro ragioni ai cittadini e per chiedere l’immediata riapertura degli sportelli, assicurando in cambio che ciò avrebbe messo definitivamente fine alla loro azione dimostrativa, come poi è accaduto.

LA BUSTA - Oltre all’assegno, i manifestanti avevano con sé anche una grande busta indirizzata al presidente dell’Acea, Giancarlo Cremonesi, che insieme all’amministratore delegato dell’azienda Marco Staderini, non avrebbe consultato il consiglio di amministrazione prima di decidere il finanziamento. “Ora intervenga la Corte dei Conti e paghino di tasca loro questa cifra”, hanno chiesto i manifestanti. “L’episodio dei 200mila euro – ha poi spiegato ai cronisti Giorgia, del Coordinamento romano acqua pubblica, dimostra ancora una volta che il semplice possesso del 51% delle quote azionarie non è sufficiente a garantire che un’azienda rimanga effettivamente sotto il controllo pubblico. Per esempio l’Acea è chiaramente gestita dai privati, primo tra tutti quel Francesco Gaetano Caltagirone che è stato appena condannato in primo grado a tre anni e mezzo di carcere per la vicenda Bnl-Unipol e che per questo ha dovuto autosospendersi dalla carica di vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena”.

IL SIT IN IN PROVINCIA - Più fortunato è stato il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che per la sua carica riveste anche quella di presidente dell’Autorità territoriale ottimale di Roma e dintorni (Ato 2 – Lazio centrale), un ente che tra i suoi compiti ha anche quello di stabilire le tariffe idriche. Circa un’ora più tardi, a lui è stata infatti recapitata una seconda maxi busta contenente però semplicemente l’invito ad ottemperare quanto prima alla volontà popolare di cancellare la remunerazione garantita del 7% da tutte le bollette. A nome di Zingaretti, assente per servizio, la busta è stata ritirata cordialmente dal capo di Gabinetto della Provincia, che si è impegnato a consegnargliela al suo ritorno. “Se le autorità preposte non ottempereranno a quanto richiesto oggi – annunciano i comitati – dopo la nuova manifestazione per l’acqua pubblica che stiamo organizzando per il 26 novembre inizieremo una grande campagna di ‘obbedienza civile alla volontà popolare’, iniziando ad autoridurci la bolletta idrica del 7%”.

CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE - La protesta di questa mattina, che si inserisce nel mosaico di iniziative messe in campo oggi da moltissime realtà diverse per la giornata di mobilitazione dell’11.11.11, era rivolta più in generale anche contro le norme a favore della privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali, già inserite in parte nel decreto di Ferragosto ed ora contenute in modo ancora più esplicito nel maxiemendamento alla legge di stabilità, in corso di rapida approvazione in questi giorni da parte del Parlamento. “Ci hanno detto che la nuova legge prevederà un’eccezione soltanto per l’acqua proprio per rispettare quanto deciso con il referendum – attacca ancora la pasionaria Giorgia – ma non è così: lo scorso giugno 27 milioni di cittadini italiani hanno votato per mantenere pubblici tutti i servizi pubblici locali, non solo quello idrico. Per questo chiediamo che la loro decisione venga rispettata e messa in pratica al più presto. Al contrario, il progetto portato avanti dal Governo nazionale prevede subdolamente di tagliare i trasferimenti di fondi statali a tutti quei Comuni e Province che non avranno messo in vendita le loro aziende entro il prossimo marzo. Questo sarebbe assolutamente un ricatto, perché andrebbe a violare l’autonomia degli Enti locali, dove insieme alle indiscutibili mele marce ci sono anche moltissime realtà sane ed efficienti, che offrono ai loro cittadini acqua pubblica a costi contenuti. Inoltre è anche folle dal punto di vista economico, perché ovviamente se tutte le aziende municipalizzate d’Italia venissero vendute contemporaneamente il loro valore crollerebbe, a tutto vantaggio degli speculatori privati, che potrebbero acquistarle a prezzo di saldo. Per questo noi comitati promotori del referendum stiamo preparando un ricorso urgente alla Corte Costituzionale, affinché sancisca l’illegalità di queste norme che vogliono aggirare quanto deciso liberamente da tutto il popolo italiano”.

Alessandro Testa

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