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L'appuntamento

Gran Carnevale, festa popolare
e ‘trasgressiva’ sulla Tiburtina

carnevale tiburtina

Domenica 19 alle 15 la X edizione dell’evento più longevo (e periferico) del Carnevale capitolino. Oltre 30 mila metri quadri di area pedonale tra via Cave di Pietralata e via Casal Bruciato su cui sfileranno le maschere tradizionali della romanità capeggiate da Tiburtello. Sul modello del Carnevale popolare e trasgressivo, nel suo rovesciamento di ruoli, di ‘700-800. "Oggi come ieri, una giornata di sfogo e di sconvolgimento del quotidiano", spiegano gli ideatori DI CHIARA GELATO

“Ognuno di noi ha dentro il suo Carnevale, la voglia di essere diverso dal ruolo che esercita nel quotidiano. Ecco perché il nostro è un evento in cui sono coinvolti tutti, dai bambini agli adulti”. L’assunto, assolutamente seducente, del Gran Carnevale Romano, è tutto qui, nell’accezione liberatoria di festa come sconvolgimento di consuetudini e ribaltamento di un mondo, anche solo per un giorno. L’hanno pensato, recuperando una tradizione che risale al ‘700-800, lo scenografo Toni Sarnataro e la costumista Rosangela Castelli, direttori artistici e organizzatori della manifestazione - finanziata da Ichnostudio e Roma Capitale, con il patrocinio della Provincia - che richiama ogni anno 60-70 mila partecipanti.

IL MODELLO, LONTANO DAI FASTI DEL CARNEVALE RINASCIMENTALE – “Tra Settecento ed Ottocento il Carnevale era un evento molto sentito. I romani avevano bisogno più degli altri di questa valvola di sfogo, data la presenza del Papa Re che concedeva appena sette, otto giorni l’anno per trasgredire, rovesciare il mondo e i ruoli sociali. Noi vogliamo recuperare questa atmosfera, questo spirito, perché se è vero che non c’è più il Papa Re, siamo ugualmente immersi in un sistema che ci soffoca”, spiegano gli ideatori. Un modello diverso da quello scelto dal Carnevale che anima in questi giorni le vie del centro storico, che si richiama alle tradizioni della sontuosa festa rinascimentale, puntando al rilancio del patrimonio della Commedia dell’Arte e dell’arte equestre. “Con un’anima più popolare e partecipata”, sottolinea Toni Sarnataro, “in cui gli spettatori diventano attori in prima persona”.

VIA TIBURTINA, CUORE DELL’EVENTO – Unica iniziativa in periferia della ricca kermesse capitolina - che ha il suo nucleo centrale tra piazza del Popolo, via del Corso e piazza Navona - il Gran Carnevale Romano va in scena nella più decentrata via Tiburtina, tra via Cave di Pietralata e via Casal Bruciato. “Siamo nati dieci anni fa come progetto di marketing territoriale”, racconta Rosangela Castelli, “scegliendo la Tiburtina proprio per il fermento intorno al Carnevale che animava i rioni del quartiere, tra le poche manifestazioni di una festa allora quasi completamente sparita dalla Capitale. L’intuizione è stata quella di recuperare una tradizione popolare romana, ricompattando in un unico evento le diverse iniziative nate spontaneamente sul territorio”. Territorio che in questi anni ha risposto positivamente alla chiamata, con una partecipazione in forze, eterogenea e trasversale, da parte di associazioni, scuole, parrocchie, professionisti e cittadinanza. “Stiamo costruendo questo tessuto nel tempo, perché non è un percorso improvvisabile. Se Roma vuole porsi in questo ambito in una posizione di primo piano nel panorama italiano ed europeo, deve pensare a muoversi con il giusto anticipo e con le risorse necessarie, che si traducono in un lavoro sul territorio lungo l’arco di tutto l’anno”. Ma via Tiburtina non è l’unica location della manifestazione, che si sposta ai Castelli Romani per animare – con i gruppi popolari e folcloristici locali – le piazze di Lanuvio e Genzano.

IL PROGRAMMA - Domenica 19 febbraio, dal primo pomeriggio fino a sera, la Tiburtina si trasformerà in un grande palcoscenico di oltre 30 mila metri quadri. Appuntamento alle 15 all’incrocio tra via Ottoboni e via Morelli, da cui partirà la lunga sfilata di gruppi mascherati lungo un percorso di un chilometro e mezzo. Non mancheranno all’appello il generale Mannaggia La Rocca con il suo seguito di ‘stracciaroli’ (gli studenti della scuola Palombini) a cui risponderà in rima, Rugantino e il bullo Meo Patacca, la bella Romanina, le veggenti zingare, i Pulcinelli romani, Gaetanaccio, il dottor Gambalunga, il nobile Don Pasquale e le cavalline di una speciale corsa dei Barberi. Tutti capeggiati da Tiburtello, maschera ufficiale del Carnevale Romano, creata nel 2006 in continuità con i ‘tipi’ della tradizione romana. “Dietro a queste maschere”, conclude Toni Sarnataro, “ci sono attori - professionisti e non - mamme, ingegneri (i più presenti, tra i professionisti, di questa edizione), bambini e nonni con una voglia matta di scendere in piazza”. Si ritroveranno tutti in serata, sulle note della colonna sonora di antiche canzoni popolari che accompagna dal vivo l’intero percorso, nel gran finale di questa decima edizione, quando i gruppi mascherati si stringeranno attorno al palco per una performance di canti e balli.

Chiara Gelato

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