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Il caso

Dopo gli sgomberi del Piano nomadi
sul Lungotevere tornano le baracche

Lungotevere degrado 02

Era il 15 aprile 2011 quando venne sgomberato un insediamento abusivo, quello di Lungotevere San Paolo. Dopo nemmeno un anno di distanza, però, le baracche di fortuna di rom e romeni sono tornate sulle sponde del fiume DI F. LONGO

“Stiamo svolgendo un lavoro sistematico, operando in maniera progressiva sul territorio per evitare che, dopo lo sgombero, queste persone si spostino in altri punti della città. Procederemo con la massima celerità e nei tempi prestabiliti". Era il 15 aprile 2011 quando il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, al termine dell’ennesimo sgombero di un insediamento abusivo, quello di Lungotevere San Paolo, rilasciava queste dichiarazioni alla stampa. Dopo nemmeno un anno di distanza però, le baracche di fortuna di rom e romeni sono tornate sulle sponde del Tevere, a due passi dalla Basilica mentre tutta l’area verde che costeggia il fiume ricorda più una discarica che un punto della città bonificato e tenuto sotto controllo dall’amministrazione capitolina.

LO SGOMBERO - In quel preciso punto il Tevere compie una curva, prima di arrivare alla Magliana, lasciando uno spazio verde molto ampio. E’ proprio qui che si presentarono di buon mattino le forze di polizia, i vigili urbani agli ordini dell’allora comandante del nucleo operativo nomadi, Antonio Di Maggio e il delegato alla sicurezza del Campidoglio, Giorgio Ciardi. Quel giorno furono allontanate circa 50 persone tra rom e cittadini di nazionalità romena, molte famiglie e otto minori. Nessuno tra donne e bambini accettò di separarsi dagli uomini e di andare al Cara, nella struttura messa a disposizione dall’amministrazione capitolina come prevede tutt’ora il piano nomadi del Campidoglio. Lo sgombero del 15 aprile 2011 fu salutato con molto entusiasmo dal Sindaco di Roma: “E’ il 35esimo che eseguiamo dall’inizio del mese e ne abbiamo in programma altri 34”.

IL RITORNO SUL LUNGOTEVERE - I 50 occupanti si allontanarono caricando le poche cose sui carrelli di ferro dei supermercati, mentre le ruspe abbattevano le baracche costruite con legno e cartone e i bulldozer buttavano giù alcune tende da campo. Le famiglie dei rom dopo qualche metro si accamparono nel vicino parco Schuster, proprio davanti alla Basilica di San Paolo per poi perdersi definitivamente nella città. Oggi, a distanza di mesi, alcuni di loro sono tornati ad abitare le stesse sponde del Tevere, ricostruendo i medesimi alloggi di fortuna.

INCURIA E ABBANDONO - Dal giorno dello sgombero la bonifica è andata avanti, l’area è stata ripulita e la fitta vegetazione abbattuta. Questo lavoro è durato però solo pochi mesi, e oggi l’incuria e l’abbandono a cui è stata lasciata l’intera zona hanno determinato il ripopolamento della sponda del fiume, la costruzione di un nuovo insediamento abusivo e il proliferare di pericolose discariche per ogni sorta di materiale inquinante. Se ci si affaccia da ponte Marconi si può tranquillamente godere di un panorama suggestivo tra la cupola e il timpano dorato della Basilica, il Gazometro e i resti di tubi in ferro, legni, materassi usati e rifiuti di ogni genere.

LE PAROLE DEL SINDACO - “Con l’apertura del Cara quale punto di accoglienza, sono cominciati gli sgomberi sistematici dei campi nomadi abusivi – dichiarava soddisfatto il primo cittadino - chi accetta l'assistenza può andare lì, chi non la vuole non può accamparsi abusivamente”. Ma forse, a distanza di nove mesi, ad avere ragione era il Presidente del Municipio XI, Andrea Catarci che, sempre il 15 aprile 2011, commentando l’intera operazione disse: “E’ l'ennesima puntata della squallida e costosa fiction sullo sgombero degli insediamenti dei senza fissa dimora. Sempre lo stesso film: la riproposizione di altri insediamenti di fortuna poco distanti e lo sperpero di denaro pubblico”.
 

Federico Longo

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