Caso Orlandi, la famiglia "alza la voce"
all'Angelus: "Delusi dal silenzio"
Stamattina un folto gruppo di persone si è radunato in piazza San Pietro per sostenere la petizione-appello rivolta a Benedetto XVI per chiedere "verità e giustizia" sul caso di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa in circostanze misteriose nel giugno 1983. "Sono deluso. Hanno perso una grande occasione per riscattare 28 anni di silenzi e omertà", ha commentato il fratello Pietro
LA VISITA Il Papa a Rebibbia: "Il sovraffollamento raddoppia la pena"
Stamattina un folto gruppo di persone si è radunato in piazza San Pietro per sostenere la petizione-appello rivolta a Benedetto XVI per chiedere "verità e giustizia" sul caso di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa in circostanze misteriose nel giugno 1983. Tutti avevano in mano una foto di Emanuela e una copia della petizione. A guidare il gruppo, il fratello Pietro Orlandi, che ha lanciato l'iniziativa.
LA DELUSIONE - "Sono deluso. Hanno perso una grande occasione per riscattare 28 anni di silenzi e omertà". Ha commentato poi Pietro Orlandi, che si aspettava una parola del Papa all'Angelus sulla vicenda di Emanuela. Al termine dell'Angelus, infatti, tutti i sostenitori della petizione hanno scandito a gran voce, e a più riprese, il nome di Emanuela mostrando la foto della ragazza. "Si poteva dare - ha detto Pietro Orlandi - un'altra immagine della Chiesa. Spero si trovi il coraggio per abbattere quel muro di silenzio e omertà che c'è sia in Vaticano, sia nello Stato italiano su questo bruttissimo intreccio tra Stato, Chiesa e criminalità. La verità evidentemente da ancora fastidio a qualcuno". Orlandi sostiene che ci sarebbe voluta e ci vorrebbe "più collaborazione" per far luce sulla vicenda. "E invece la collaborazione c'è stata per insabbiare e nascondere questa storia a tutti i costi. Spero che prima o poi si mettano una mano sulla coscienza: è un dovere morale, anche il Vaticano ne avrebbe nuova luce. Ma continuo a sperare, magari il Papa parlerà domenica prossima: io ho pazienza".
I FIRMATARI DELL'APPELLO - A metà ottobre Pietro aveva rivolto al Papa un appello-petizione per chiedere "verità e giustizia" sulla vicenda della sorella, invitando chi volesse aderirvi a scrivere a emanuela@libero.it. A quell'indirizzo sono arrivate oltre 45mila mail. Il 9 dicembre, poi, Pietro ha consegnato quell'appello nelle mani del segretario particolare di Benedetto XVI, mons. Georg Gaenswein, con cui ha avuto un colloquio. E questa mattina chi è andato con lui in piazza S.Pietro, aveva con sè anche un foglio con 10 domande sui misteri del caso Orlandi. Domande che chiamano in causa il Vaticano, lo Stato italiano, la banda della Magliana, la Procura di Roma, i Servizi, tutti i soggetti che nel corso degli anni sono entrati in questa storia. Tra chi ha aderito all'appello ci sono anche personaggi noti, come Dario Fo e Franca Rame, e diversi sacerdoti. "Sostengo con fermezza la richiesta di trasparenza all'interno della Chiesa per la Sua credibilità stessa", scrive un missionario. Oggi però un piccolo appello per Emanuela tra le mura vaticane c'è stato. Nella chiesa di S.Anna, che la ragazza frequentava, alla messa delle 10, durante la preghiera dei fedeli una donna, che era un'amica di Emanuela, ha espresso una sua personale intenzione: "Ogni tanto - ha detto - mi sembra di vederti seduta qui in Chiesa al secondo banco con i lunghi capelli neri. Invece non ci sei. Ti hanno tolto la felicità e la possibilità di diventare una donna".


