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Il blitz

Arco di Travertino, la 'centrale dello spaccio' nella villa dei Casamonica

arco di travertino

Sette le ordinanze di custodia cautelare. Gli spacciatori al telefonono parlavano in codice: "Pizza", "Brunello" e "piatto di pasta". Le consegne della droga fuori dalla casa erano concordate come un appuntamento per una “bevuta” o per un “caffè”. A finire in manette anche il fratello di un esponente della famiglia Casamonica gambizzato in zona nei mesi scorsi. Dalle indagini non sarebbero emersi collegamenti tra l'attività di spaccio e l'agguato (nella foto la stazione metro Arco di Travertino)

Era un vero e proprio bunker la villa dei Casamonica utilizzata come centrale per lo spaccio di cocaina in zona Arco di Travertino. I clienti, una volta entrati nel vicolo di Porta Furba, telefonavano al capo dell'organizzazione il quale salutava tutti i clienti con una la frase "Bello mio" dalla quale ha preso il nome l'operazione della squadra mobile e del commissariato Appio Nuovo.

Il portone della villa peró non si apriva per nessuno e la droga veniva consegnata attraverso le feritoie del cancello d'ingresso. Le indagini sono scattate dai controlli sul territorio da cui era emerso che in quell'area c'era in punto nevralgico dello spaccio. A finire in manette anche il fratello di un esponente della famiglia Casamonica gambizzato in zona nei mesi scorsi. Dalle indagini non sarebbero emersi collegamenti tra l'attività di spaccio e l'agguato.

In tutto sono 7 le ordinanze di custodia cautelare in carcere. Per altri due componenti del sodalizio è scattato, invece l’obbligo di presentazione quotidiano alla polizia giudiziaria. I provvedimenti cautelari sono stati emessi dall’Autorità giudiziaria a conclusione di un’attività di indagine complessa iniziata nel 2010. Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.L’attività di spaccio veniva in genere messa in atto attraverso la vendita presso il “domicilio” degli spacciatori dove le dosi venivano consegnate attraverso le feritorie del cancello di ingresso.

Il gruppo aveva messo in piedi una struttura di tipo gerarchico dove ciascuno aveva un proprio ruolo. C.A. era l’organizzatore. Era lui che gestiva gli approvvigionamenti e le cessioni della droga. C.G., invece si occupava dei contatti e dello spaccio esterno alla villa. C.L., C.V. B.C. e C.S. si occupavano della consegna “casalinga” della droga. G. N. e D.A.P. si occupavano di rifornire la “base” della droga.

Le richieste telefoniche di droga avvenivano con un linguaggio criptico. Dalla richiesta di “due pizze” a quella di un “brunello” al “piatto di pasta” fino ad arrivare addirittura alla richiesta di autovetture. Le consegne della droga fuori dalla casa erano concordate come un appuntamento per una “bevuta” o per un “caffè” fino ad arrivare a una finta “prenotazione” al ristorante con l’indicazione del numero delle persone interessate.

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